mercoledì 15 marzo 2017

Hanami


A vent'anni sono stata per tre settimane in Giappone, è stata un'esperienza indimenticabile e ho conosciuto ed apprezzato numerose loro tradizioni, come ad esempio i bagni pubblici (tipo piscine), gli origami (alcuni esempi qui), come servire il tè, la generosità verso gli ospiti, i regali...

Altre le ho apprese successivamente,come ad esempio il furoshiki (ovvero l'arte di incartare gli oggetti con la stoffa di cui vi ho parlato qui) e solo pochi giorni fa ho scoperto che da anni seguo anche una loro tradizione senza saperlo: l'HANAMI.


Ora vi spiego in cosa consiste e scommetto che anche molti di voi scoprirete che è una tradizione che apprezzate e seguite da sempre.
Hanami significa letteralmente "ammirare i fiori" e si riferisce alla tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi.
Il fiore del ciliegio, la sua delicatezza, la brevità della sua esistenza sono per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della rinascita, della bellezza dell'esistenza. (fonte Wikipedia)
Su Repubblica.it ho letto che c'è proprio la consuetudine in Giappone di riunirsi all'inizio della primavera per ammirare, appunto, i fiori di ciliegio insieme a familiari, amici o colleghi di lavoro, fiori che nella tradizione nipponica simboleggiano la bellezza effimera e la caducità del mondo reale che ci circonda.

Ciliegi non ce ne sono tantissimi intorno al mio paesino, dovrei spostarmi un po' in macchina per prendere l'Hanami proprio alla lettera, ma qui intorno alla nostra casa c'è pieno di piantagioni di pesco.
Ormai si intravedono le piccole gemme rosa, i micro boccioli che presto sbocceranno e ci immergeranno in una nuvola rosa.
Ogni anno andiamo a passeggiare lì in mezzo ad ammirare questo spettacolo, ci soffermiamo a lungo a volte stesi su coperte da picnic per osservare come il vento soffia verso di noi una pioggerellina di petali rosa, e un po' come per i fiori di ciliegio giapponesi, così effimeri e dall'esistenza breve, il loro passaggio mi ricorda di come anch'io non sono che un petalo come tanti altri in breve passaggio qui sulla terra.
Tutti nasciamo e prima o poi ce ne andiamo, come un petalo rosa possiamo lasciare dietro di noi una scia di colore e di felicità nelle vite degli altri, ma nessuno di noi può sperare di durare in eterno.

Già una volta ho scritto di quanto il tempo sia uno dei nostri beni più preziosi: nessuno può avere anche solo un minuto in più delle 24 ore che ci sono concesse in un giorno, anche la persona più ricca non può comperarsi l'immortalità .
Sembra una riflessione un po' triste da fare immersi in un campo di peschi in fiore, ma in realtà non lo è, perchè la questione non è demonizzare la morte, temerla, averne paura, il nocciolo della questione è farsi trovare pronti quando essa arriverà.
Che sia tra mezz'ora in un incidente, o quando avrò 100 anni, la differenza tra il vivere con la paura e il vivere con la serenità nel cuore sta nel decidere ora dove vorremmo passare l'eternità ed agire di conseguenza.
Però, come non possiamo comperare il tempo, non possiamo neanche comperarci il Paradiso, neanche una vita di sacrifici ed opere buone potranno mai assicurarci la vita eterna. 

Il dilemma allora è: cosa posso fare? La risposta è semplice: niente.

Non c'è niente che l'uomo possa fare per ottenere la vita dopo la morte, perchè l'unica cosa che si poteva fare è già stata compiuta per noi da Gesù, morendo sulla croce e addossandosi il peso dei nostri peccati. Tutto quello che resta da fare per noi è crederci e vivere una vita seguendo i Suoi insegnamenti, meditando la sua Parola, e non me lo sono inventata io, c'è scritto nella Bibbia: "Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo." (Romani 10:9)

Lo spiego con un'altra tradizione giapponese: il kinsugi.
Questa è l'arte del riparare oggetti in ceramica rotti con venature d'oro o di argento. Cioè quello che noi occidentali butteremmo nel secchio perchè rotto, loro lo aggiustano utilizzando, oltre tutto, un materiale preziosissimo.
Questa pratica nasce dall'idea che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica ed interiore. Non è meraviglioso?
Chi di noi non si sente a volte come un vaso spaccato in più parti? Sia per la stanchezza fisica, sia per le malattie, sia per la sofferenza che ci procura il nostro uomo interiore.
Credendo in Gesù e in quello che Lui ha fatto per noi, saremo invece come dei vasi rotti ma riparati da venature d'oro, sarà manifesta la nostra debolezza umana ma saremo resi preziosi per avere Gesù in noi.

Se penso a tutte le persone che in qualche modo hanno cominciato a far parte della mia vita, la mia preghiera è che anche loro, facendo l'Hanami in mezzo ai peschi questa primavera possano riflettere sulla loro vita, su quanto tempo sprecano magari guardando futili trasmissioni televisive o saltando da un social all'altro e un po' del loro prezioso tempo possano decidere di investirlo nel leggere il Vangelo e conoscere Colui che da vasi rotti può renderci pezzi unici e preziosi. 

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